Le regole senza Costituzione possono diventare            strumento o pretesto   per opprimere

Quale sussidiareta' ?

Cosa succederebbe se nel nord est qualche ente locale avesse l'ardire di chiedere risorse per realizzare una metropolitana, che pure e' necessaria per adempiere alle regole sulla limitazione dell'inquinamento,  per ridurre i costi del trasporto privato, per ridurre gli incidenti stradali nonche' per dare impulso al lavoro e all'economia ?

 

Non succederebbe proprio niente perche' le risorse vengono erogate su progetti decisi e definiti dall'alto.

Da circa vent'anni si discute e si agisce in Italia ed in Europa per lanciare e rilanciare forme di governo condiviso , che ruotano intorno all'idea che dove il piu' piccolo ente o istituto non riesce , interviene quello accanto o quello maggiore , anche sostituendosi ad esso, per realizzare l'opera.

E' un'idea forte , sia perche' implica una relazione ed una condivisione stretti, che perche' mette in primo piano la realizzazione del servizio o dell'opera che il soggetto pubblico deve in ogni caso fornire.

Quello che si e' un po' trascurato, e che si trascura molto in ambito europeo , e' la direzione del flusso decisionale.

L'autonomia ed il decentamento amministrativo sono simili solo in apparenza: implicano entrambi che l'attivita' amministrativa si svolga in loco, ma la somiglianza finisce li' perche' con il decentramento il flusso delle decisioni e' ancora e sempre dal centro alla periferia, mentre con l'autonomia abbiamo dei centri decisionali che progettano e realizzano per rispondere ai bisogni che vengono dal basso.

II concetto di sussidiarieta' non puo' essere applicato pescindendo da considerazioni relative all'autonomia del processo decisionale, proprio perche' trattandosi di uno strumento potente, che autorizza il piu' grande a sostituirsi al piu' piccolo, se lo si slega  da un flusso decisionale che parte dal basso , lo si trasforma in uno strumento di controllo gerarchico/autoritario, per tornare a forme di amministrazione centralista che allontanano il potere dalla gente e dai suoi bisogni.

Sul piano dei costi , far decidere solo al soggetto piu' grande anche nelle scelte di cosa fare, genera inefficienze legate allo scarso coinvolgimento della periferia ed alla poca aderenza dei progetti alle esigenze locali.

 

Tornando al quesito iniziale per far succedere qualcosa bisogna che sussidiarieta' ed autonomia si muovano sempre in tandem con l'autonomia alla guida, lasciando al centro il compito di progettare i modelli da realizzare in risposta agli input che salgono dai territori, coinvolgendo tutti i soggetti in un percorso fattivo in cui anche la responsabilita' e' diffusa e tutti partecipano per correggere errori e superare ostacoli

Prof. Michele Partesotti

Un posto per i migranti

Un posto per i migranti

 

E' evidente per chiunque sano di mente che i profughi che fuggono dalla siccita', dalla fame e dalle guerre, come anche quelli che non fanno altro che cercare la liberta', perche' oppressi da regole arcaiche o da despotismi biechi, non si fermeranno neanche davanti alla morte.

Noi non possiamo lasciarli affogare , ma non possiamo neanche abbandonarli nel nostro territorio se vogliamo una societa' civile ed ordinata.

Il numero dei profughi, a causa di insensate politiche di sostegno a regimi tirannici da una parte , come anche a ribelli integralisti dall'altra, continua a crescere 

I paesi piu' ricchi e potenti non possono chiamarsi fuori da questi flussi migratori, perche' se abbandonano i paesi di frontiera questi ultimi non riusciranno ad arginare i flussi che, anche sotto la spinta della crescita demografica, diverranno incontenibili.

Come ha detto J. M. Keynes bisogna dubitare della sanita' mentale dei politici che vogliono dare un assegno di disoccupazione ai muratori, quando mancano le case per la gente.

Mutatis mutandis, ci si deve porre il problema di come impiegare questi che sono in gran parte contadini in fuga per risistemare e mettere in sicurezza il territorio, cosi' come  anche il patrimonio edilizio rurale che sta andando in forte declino per l'abbandono e l' incapacita' sempre piu' diffusa degli eredi di curarsene.

Tra l'altro esistono anche regolamenti della UE che stanziano fondi consistenti per il ripristino edilizio delle aree rurali e di montagna soggette ad abbandono.

In ogni caso un problema di questa portata merita un tentativo serio di integrazione economica dei migranti, che e' l'unico vero modo per trasformarli da minaccia a risorsa.

Tra le pieghe degli istituti giuridici che ci hanno tramandato i nostri antenati ce n'e' uno che si chiama enfiteusi e che forse sarebbe il caso di recuperare e anche di rimettere in auge con le dovute modifiche ed adattamenti.

E' il diritto di utilizzare il fondo altrui percependone i frutti con l'obbligo di migliorarlo e di pagare una prestazione in danaro o in natura.

Se i nostri legislatori, tra una riforma e l'altra, mettessero mano anche a questa, potrebbe scaturirne una soluzione, modificando questo istituto in modo da dare al proprietario che concede al migrante un'esenzione fiscale completa per tutto il periodo, riducendone la durata e rendendolo non alienabile ne' trasmissibile, concedendo al migrante l'accesso ai fondi europei per le opere di ristrutturazione e di manutenzione straordianaria.

Una riforma ben congegnata dell'enfiteusi potrebbe permettere di estenderla anche a fabbricati ad uso civile e commerciale in aree urbanizzate e potrebbe aver successo per risolvere il problema dei proprietari incapienti che abbandonano gli immobili, il problema dei migranti da mettere sotto un tetto, il problema dell'abbandono del territorio ed il problema del mancato utilizzo dei fondi europei.

 

Prof. Michele Partesotti

 

 

PER UNA NUOVA TEORIA DEL VALORE

 

E’ concettualmente necessario, nella produzione industriale e tecnologicamente progredita, superare lo schema logico sul quale si fonda parte del diritto di proprieta’.

L’idea secondo cui il proprietario ha il diritto di godere di tutti i frutti dei suoi beni , trae origine dal principio per cui chi ha il possesso del fondo e lo coltiva si giova della fertilita’ naturale del medesimo,che essendo una condizione immateriale casuale,in origine non prodotta dall’uomo, non determina la necessita’ di remunerare nessuno per aver reso il fondo piu’ o meno fertile.

Da qui il diritto del proprietario,normalmente anche possessore,di godere dei frutti naturali dei suoi beni, che si accrescono grazie al lavoro ed alla fertilità naturale, per cui i frutti sono di chi  ha in proprieta’ il bene e basta .

 

Nella produzione nell’ economia di oggi l’accrescimento della ricchezza deriva in minima parte dal lavoro diretto ed in nessun modo  dalla fertilità naturale, bensì in larga misura dalla fertilità culturale intesa come capacità di coltivare ,accudire ed accrescere il capitale umano necessario per avere un sistema di mercato competitivo e civile.

 

In un sistema globalizzato che dematerializza continuamente tutto è necessario il paradosso metodologico di partire da una realtà virtuale di grande efficacia e realismo: la società intesa come interazione dei soggetti che partecipano alla costruzione del modo di essere e di agire di tutti.

 

Il valore della ricchezza di una società è dato dalla produzione che essa è in grado di realizzare,ma considerando il lavoro come elemento centrale nella composizione della produzione, non possiamo più trascurare l’apporto dell’automazione, dell’organizzazione e delle reti che veicolano i beni e i servizi che integrano e sostituiscono il lavoro dell’uomo. Tuttavia se ignoriamo che il valore aggiunto apportato dalla tecnologia e’ messo in atto grazie alla formazione del capitale umano, finiamo con il remunerare,come in effetti sta accadendo, in minima parte i pochi lavoratori, ed in larga misura i proprietari della tecnologia. Costoro, per effetto del crescente sradicamento delle aziende dai territori d’origine, in realta’ solo in parte svolgono il ruolo di imprenditori o di investitori consapevoli ed in parte sempre minore contribuiscono a formare capitale umano,se invece di reinvestire nei territori dove ha avuto origine la produzione e invece di versare una quota consistente dei profitti a chi costruisce capitale umano e sociale, sottraggono risorse dal contesto in cui vengono prodotte, evitando di remunerare molti dei soggetti che lo creano per aumentare i propri profitti sempre e sempre di piu’.

E’ come se  le foglie e le cortecce che cadono dagli alberi nel bosco, invece di trasformarsi in humus fertile , venissero portate via ed ammucchiate sempre in un deposito lontano da cui non tornano : le condizioni che rendono possibile la creazione e l’utilizzo di un sistema sociale evoluto da parte degli attori economici si generano solo se viene data alla societa’ la possibilita’ di alimentare la cultura, la scienza, la salute ed un sistema di relazioni fondate sull’equita’.

 

Consideriamo allora che,per remunerare chi costruisce il capitale umano e sociale, si deve anche individuare l’apporto di altri soggetti esterni, ma non estranei alla produzione.

Questi “soggetti altri” sono quelli che causano un continuo accrescimento della produzione in termini di qualità e di quantità attraverso l’erogazione di servizi che permettono di modificare in modo competitivo il processo ed il prodotto.

Tra queste agenzie di erogazione sono da considerare in primis le famiglie ed il sistema d’istruzione, che formano e qualificano il capitale umano, ma anche lo stato come principale soggetto attivo del welfare che, insieme ai soggetti ed enti culturali, sociali e religiosi del terzo settore, forma e ricostituisce continuamente le competenze,le capacita’ e le relazioni civili tra le persone.

 

Se è concettualmente chiara la composizione della produzione con riferimento agli attori che la rendono possibile, è ben più complesso stabilire chi e come deve essere remunerato per le attività che causano la produzione.

Si tratta di un esercizio molto piu’ che teorico, perche’ segna la differenza che c’e’ tra un campo irrigato con un sistema che tiene conto delle stagioni e delle colture, ed un campo coltivato a piu’ non posso, fino ad esaurire le falde e le proprieta’ chimiche del terreno.

Il nodo gordiano da sciogliere è quindi quello di stabilire come retribuire in modo equo tutti questi attori , per rendere sostenibile la produzione medesima ed attraverso essa un’economia di mercato, evitando di fare anche della societa’ un deserto.

L’ostacolo che limita la capacità di sciogliere questo nodo è di carattere sociale e giuridico, discende dal fatto che da sempre chi possiede gli strumenti finanziari per riprodurre l’azienda si accaparra immediatamente del valore che l’azienda produce, senza dover retribuire altri attori esterni,che pure sono indispensabili per realizzare la ricchezza.

Se cambiamenti si sono avverati nella seconda meta’ del secolo scorso, al di la’ dei motivi storici che resero possibile una forte imposizione fiscale verso i redditi elevati ed elevatissimi , oggi osserviamo che la globalizzazione sregolata, resa possibile dall’abbandono sempre piu’ evidente dello stato sociale, ha spinto in avanti drammaticamente il divario tra i ricchi ed i poveri, con prevedibili conseguenze sulla capacita’ di produrre una spinta nella crescita della societa’ civile che si nutre di equita’ e di reciprocita’, condizioni necessaria per  rigenerare l’economia di mercato fondata in primis sulla domanda interna.

La prima e piu’ semplice possibilita’ per evitare la crescente desertificazione culturale della societa’,finanziaria dello stato, e’ quella di imporre, invece che  stupidi dazi sulle importazioni verso chi ha spostato le produzioni all’estero per pagare meno gli operai ed eludere il fisco, l’obbligo di mantenere la sede ed il nucleo tecnico delle societa’ nei paesi in cui esse sono state costituite, cosi da impedire ad eredi incapaci e a speculatori senza scrupoli di espropriare intere comunita’ di attivita’ che fanno parte della loro stessa ragion d’essere.

 

In questo modo non si privano i proprietari della liberta’ di produrre, ma si richiama anche loro al dovere di remunerare tutti quelli che rendono possibile la produzione spesso con apporti immateriali come il know how, l’ immagine dell’azienda , la capacita’ progettuale di difendere e rafforzare questa immagine.

 

Michele Partesotti

La Riforma della Costituzione

 

Si tratta di passare da una concezione delle riforme in chiave ideologica, ad un’impostazione che privilegi finalmente gli aspetti organizzativi per disporre al meglio delle risorse , focalizzandosi sui risultati

Considerato che il Parlamento e’ la  principale istituzione attraverso cui si esprime la sovranita’ popolare ,che i consiglieri regionali vengono eletti per occuparsi delle materie che l’art 117 della Costituzione  lascia alle regioni, è logico istituire una camera regionale che si occupi del coordinamento delle materie  più importanti di  competenza regionale come ad es. il turismo,

l’ istruzione professionale e la sanità , la gestione delle reti di comunicazione e di quella scolastica 

Fatta salva così l’esigenza che viene dalla necessità di difendere il principio della sovranità popolare attraverso l’elezione diretta di entrambe le camere, ci si attiva per migliorare il coordinamento tra la legislazione nazionale e quella locale,  predisponendo degli strumenti di legge come le Direttive o le Leggi cornice, Deleghe regolamentari, tese ad armonizzare le regole per la gestione dei servizi, l’amministrazione delle risorse presenti nel territorio e la gestione sul territorio delle strutture necessarie per erogare i servizi pubblici.

 Inoltre si deve ripristinare la gestione unitaria, attraverso enti ad hoc regolati e controllati da Commissioni della Camera delle Regioni, di attività che si occupino su scala nazionale della promozione dell’immagine turistica all’estero, della gestione delle reti di strade in modo coordinato, della gestione di reti di trasporti su strada e su ferro con risorse distribuite equamente sul territorio, della gestione e del restauro dell’immenso patrimonio artistico ed architettonico, della messa in sicurezza del territorio contro calamità naturali, della sicurezza stradale, di nuove regole per i piani regolatori comunali in materia edile ,della gestione delle risorse idriche e , non ultimo per importanza , della capacità di proporre progetti per opere pubbliche necessarie nel territorio onde ottenere finanziamenti europei, nazionali e privati in applicazione di un vero principio di sussidiarietà che parta finalmente dal basso.

Sul piano formale l’articolo 117 deve tornare alla formulazione originale, ridando allo Stato la competenza generale in materia legislativa, ed ampliando le competenze delle R egioni in modo chiaro e definito.

Le materie di legislazione concorrente vanno assegnate in parte allo Stato regioni ed in parte lasciate alle regioni con il coordinamento della Camera delle Regioni su : sicurezza sul lavoro, istruzione e formazione professionale,porti ed aeroporti,reti di trasporto locale, armonizzazione dei bilanci pubblici locali, rete finanziaria locale, valorizzazione dei beni culturali ed ambientali,

certificazione di provenienza e di qualità dei prodotti alimentari ed agricoli,normative per al regolamentazione delle attività agricole, etc.

 

 

Per fare tutto ciò la Camera delle Regioni ha bisogno di nuovi organi interni e di strumenti normativi: le Commissioni Regionali per controllare, istituire, sciogliere o accorpare enti, i Progetti di Opere per far affluire finanziamenti europei, statali e privati ,le Direttive per coordinare i regolamenti Locali, le Leggi Cornice per fissare principi da rispettare in sede regionale.     

Le materie di legislazione concorrente vanno abolite.

Ci sono anche altri aspetti della Costituzione che potrebbero essere migliorati, come ad es. l’art 69, ma concentrarsi sui temi sopra citati è più importante per migliorare finalmente la gestione del nostro territorio.

 

 

 


Le  rinnovabili  oggi

Nell’indice Recai relativo al 2015 (Renewable Energy Country Attractiveness Index) la produzione delle rinnovabili nel mondo risulta in netta crescita, con una sorprendente eccezione dell’Europa. Nella classifica mondiale solo la “testarda” Germania difende il quinto posto, mentre scivolano in basso Francia (ottava), Regno Unito (tredicesimo), Olanda (diciassettesima), Belgio (ventesimo). L’Italia non scivola perché sprofonda al ventiseiesimo posto (eravamo al quinto nel 2012!).

Nel resto del mondo, invece, il 2015 è stato un nuovo anno recordper gli investimenti green: 329 miliardi di dollari sono stati spesi per rinnovabili ed efficienza energetica. La quota delle rinnovabili, in euro, è stata di 298 miliardi, +26% rispetto al 2014, ed è stata appannaggio soprattutto del fotovoltaico e dell’eolico: 116 i miliardi investiti nel sole, 92 nel vento. È giusto sottolineare che “ciò che è veramente straordinario di questi risultati è che sono stati raggiunti nel momento in cui i prezzi dei combustibili fossili erano ai minimi storici e che le fonti rinnovabili sono rimaste in svantaggio significativo, in termini di sussidi governativi alle fossili” (Citazione di Christine Lins, Segretario esecutivo di REN21).

 

Concentrandoci sugli investimenti in nuovi impianti, ci sono tre elementi da sottolineare:

– L’Asia risulta il leader indiscusso col 55% degli investimenti;

– L’Africa, quasi irrilevante nel 2008, sta iniziando a muoversi e nel 2015 ha moltiplicato per 10 gli investimenti (salendo al 4% del totale);

- L’Europa, come premesso, conferma di aver perso lo storico ruolo di guida, la sua quota è stata quasi la metà rispetto al 2008.

Gli investimenti europei sono calati da 90 a 64 miliardi di euro; solo Regno Unito, Germania e Francia, con rispettivamente 13, 11 e 5 miliardi di investimenti (oltre il 45% del totale europeo), continuano ad avere piani di sviluppo delle rinnovabili di qualche rilevanza. L’Italia è tornata purtroppo a giocare un ruolo“marginale”, dopo aver recitato un ruolo di primo piano nel periodo 2010-2012.

Interessante notare come la crescita delle Fer (Fonti energetiche rinnovabili) vada di pari passo con la creazione di nuovi posti di lavoro; secondo l’agenzia Onu Irena (International Renewable Energy Agency), ci sono 8,1 milioni di persone che lavorano nel settore delle energie rinnovabili, un dato in costante crescita al di fuori dell’Europa, dove invece, negli ultimi due anni, gli occupati sono in calo. Purtroppo l’Europa non sta mostrando lungimiranza nella sua strategia energetica, prigioniera delle grandi lobby energetiche. Pari dignità viene dato allo sviluppo di shale gas e alla cattura e sequestro del carbonio per continuare a rimanere nel settore fossile. Riguardo poi al nucleare, il recenteNuclear Illustrative Programme (Pinc) parla della necessità di investire dai 3.200 ai 4.200 miliardi di euro dal 2015 al 2050, per mantenere la produzione attuale del nucleare, generata oggi da 129 vecchi reattori, la cui età media è di trent’anni.

 

Più in dettaglio, per l’Italia abbiamo 50,3 gigawatt di potenza installata per fare elettricità; un terzo è costituito da centrali idroelettriche (il 90% c’era già prima del 2008), un terzo di solare, un terzo suddiviso fra eolico, biomasse e geotermia. Sono valori di eccellenza a livello mondiale, ma sono il risultato del passato perché, rispetto al 2014, lo scorso anno registriamo un calo produttivo del 9,6%. L’andamento è preoccupante ed è confermato dai dati dei primi quattro mesi del 2016 che indicano un ulteriore calo del 6,5% della produzione di energia da fonti rinnovabili; calo determinato da una diminuzione del 12,3% della produzione da idrico e da una flessione del 13,7% della produzione da fotovoltaico, mitigata dalla produzione da eolico, in salita del 10,3%. Per il solare si tratta della prima flessione di produzione, sinora era sempre stato in crescita e ciò deve suonare come un campanello di allarme.

“Siamo leader sulle energie rinnovabili in Europa. Quelli che dicono il contrario dicono il falso (…). L’obiettivo è arrivare al 50% delle rinnovabili entro fine legislatura sul totale dell’energia elettrica” (Matteo Renzi). Anche questa volta tra il dire e il fare c’è di mezzo… un mare di petrolio e gas.

 

dal Fatto Quotidiano

 

Democrazia e riforme 

 

 

Le istituzioni sono storicamente il riflesso dell’evoluzione della societa’, ma una buona organizzazione formalizza, cioe’ istituzionalizza , le buone pratiche e viceversa, non quelle negative.

Se la societa’ prende una china d’involuzione per motivi economici e di carenza nella moralita’ o nell’eticita’ nelle relazioni sociali e nella classe dirigente , il riformatore non segue la tendenza, ma anzi si trasforma in difensore delle conquiste civili e dei buoni costumi e quindi, apparentemente, in conservatore.

 

Sovranita’ popolare e’ legittimazione ad esercitare funzioni e poteri pubblici, attraverso l’elezione di rappresentanti scelti dagli elettori.

 

Il suffragio universale diretto e’ il punto di arrivo di un’evoluzione che parte dal diritto di voto riservato ai contribuenti  ricchi,, passando a quello riservato a chi sa leggere e scrivere, ma sempre escludendo le donne. 

Prima dei parlamenti eletti avevamo assemblee di esponenti delle categorie sociali scelti dall’ alto.

In realta’ non sono tanto i problemi economici e di moralita’ a minare il funzionamento della democrazia, che ha in sè gli anticorpi per cacciare i corrotti, quando si informa e si fa decidere in modo corretto al popolo.

 Piu’ spesso , storicamente, le crisi politiche sono causate o aggravate da chi è insofferente per i confronti, i contrasti ed anche le contraddizioni che la dialettica  democratica esprime per sua natura, probabilmente perchè teme e rifiuta una vera alternanza al governo.

L' intolleranza verso gli ostacoli frapposti dalle opposizioni e le lentezze che il metodo democratico comporta e’ spesso stata la giustificazione invocata per svolte autoritarie e cesariste, che avvelenano la storia d’Italia sin dall'antichità.

La legge elettorale con il premio di maggioranza e’ l’esempio piu’ chiaro di come si forgia una classe politica autoritaria e foriera di corruzione e di servilismo.

 

In Italia il premio di maggioranza fu introdotto dal ministro fascista Acerbo, poi fu ripresa negli enti locali, comuni e regioni, per renderli si disse, governabili. Di fatto dagli anni novanta è tutto un susseguirsi di infiltrazioni mafiose, sprechi e corruzione soprattutto negli enti locali, un prezzo molto alto per la governabilità, ma almeno così la classe dirigente dei mille campanili ha messo a tacere la fastidiosa opposizione .

In seguito ancora si volle il premio di maggioranza per l'elezione del Parlamento; bocciata quella legge elettorale dalla Corte Costituzionale per violazione del principio di uguaglianza del voto, il premio è stato resuscitato ancora grazie ad un  miserabile accordo segreto tra i due maggiori partiti, stipulato all’ insaputa degli elettori prima delle elezioni , che così hanno eletto candidati imposti dai partiti che perseguivano programmi e "riforme" di cui tutti gli elettori erano all'oscuro.

 

Michele Partesotti

       democrazia diretta

La democrazia rappresentativa è realizzata con la legge elettorale che permette ai cittadini di esercitare la sovranità popolare nei modi della Costituzione e cioè attraverso le elezioni politiche .

Il referendum è invece l’unica espressione di democrazia diretta, nel quale l’elettore dev’essere serenamente informato nel merito, sugli effetti che questa o quella legge producono.

 Allora , sebbene i motivi per criticare il governo siano tantissimi, gravissimi ed anche urgentissimi io chiedo perché l’informazione televisiva e non evita accuratamente di informare gli elettori sugli effetti e sulle ragioni che giustificano le vantatissime  riforme ?

 

Se la ratio della rigidità della Costiuzione prevede il referendum Costituzionale per far partecipare l’elettorato direttamente alle decisioni nel merito perché non si informa in modo puntuale l’elettore sulle funzioni del nuovo Senato?

Perché non si discute delle ragioni che rendono utile o necessaria la nomina dei senatori da parte dei partiti , anziché la loro elezione da parte dei cittadini?

Perché non si riflette serenamente su come il premio di maggioranza abbia dissolto la dialettica tra maggioranza ed opposizione nei consigli comunali e regionali?

 Se invece è lecito trasformare il referendum costituzionale in un plebiscito pro o contro il governo allora perché non si parla del motivo per cui nella scuola sono stati aboliti i diritti sindacali in materia di mobilità e di retribuzione?

Perché non si fa l’unica vera , urgente e grande riforma macroeconomia, quella della redistribuzione del carico fiscale?

Perché non si fa una lotta efficace contro intere categorie di lavoro che praticano sistematicamente l’evasione fiscale, scaricando il peso della contribuzione sui dipendenti e sulla casa?

Perché non si divulgano i dati sul crollo della produzione in Italia?

Perché si è fatto credere agli elettori che la crisi economica si risolvesse grazie al segno più in borsa?

Perché non si informano i cittadini di quanto sono costati all’INPS gli scontri contributivi ammessi dal Jobs Act?

Perché non si divulgano dati analitici sulla disoccupazione e sulla distribuzione del reddito?

Perché non si denuncia con forza l’inconsistenza del piano d’investimenti europeo, in confronto all’ARRA di Obama?

 


 

ANCHE FATTI MINORI SUL PIANO INTERNAZIONALE COME IL FALLIMENTO DI ISTITUTI DI IMPORTANZA MARGINALE , PROPRIO PERCHE’ RESI INEVITABILI DAL VETO POSTO DALL’AMMINISTRAZIONE EUROPEA, DEVONO ESSERE CONSIDERATI ALLA LUCE DEI CRITERI ISPIRATORI  DEI TRATTATI INTERNAZIONALI.

A QUESTO PROPOSITO IN PRIMIS LA COSTITUZIONE ITALIANA STABILISCE CHE L’ITALIA ACCETTA LIMITAZIONI DI SOVRANITA’ SOLO IN CONDIZIONI DI PARITA’ CON GLI ALTRI PAESI

PERCIO’ REGOLAMENTI E  NORME CHE CONTRADDICONO O RENDONO IRRAGGIUNGIBILI  I  PRINCIPI QUALIFICANTI DEI TRATTATI VANNO DISAPPLICATI PERCHE’ NON SONO STUMENTI UTILI PER STABILIRE UN ORDINE INTERNAZIONALE FONDATO SU GIUSTIZIA ED EQUITA’

 

INOLTRE NON SI POSSONO NEGARE AIUTI DI STATO ALLE BANCHE DI UN PAESE, DOPO CHE SONO STATI CONCESSI A MOLTI ALTRI, SOLO PERCHE’ IL GOVERNO DI QUEL PAESE NON E’ STATO ABBASTANZA ACCORTO E SOLLECITO DA CHIEDERE IL PERMESSO IN TEMPO: SI TRATTA DI UNA LOGICA BUROCRATICA AUTORITARIA IMMOTIVATA SOTTO IL PROFILO ECONOMICO E GIURIDICO

 

PIU’ IN GENERALE , LE REGOLE STABILITE PER GOVERNARE L’EROGAZIONE DI FONDI EUROPEI DEVONO RIPORTARE ALL’OBIETTIVO DELLA COESIONE SOCIALE ED ECONOMICA, PASSANDO ATTRAVERSO UNA GESTIONE SOLIDALE DELLE RISORSE, CHE NON DISTRUGGA LE ECONOMIE DELLE REGIONI MENO EFFICIENTI, MA AL CONTRARIO DIA TEMPO E MODO A TUTTI DI ACCEDERE AI FINANZIAMENTI NECESSARI IN TEMPI DI CRISI, PER ARRIVARE VERAMENTE AD UNO SVILUPPO DIFFUSO PORTATORE DI OCCUPAZIONE.

 

IL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETA’ APPLICATO IN MODO DA VINCOLARE I FINANZIAMENTI EUROPEI NELL’AMBITO DI PROGETTI CALATI DALL’ALTO E  CON TEMPI DECISI ED APPLICATI IN MODO AUTORITARIO HA PORTATO L’ EUROPA LONTANO DAI TRAGUARDI STABILITI NEL TRATTATO DELL’UNIONE

 

IN SOSTANZA L’EUROPA, SE VUOLE CONTINUARE A CHIAMARSI UNIONE EUROPEA, DEVE RENDERE ACCESSIBILI I FONDI NECESSARI ALLO SVILUPPO PROPRIO NEI TERRITORI DELL’UNIONE CHE FATICANO DI PIU’ AD ACCEDERVI , PERCHE’  QUELLI PIU’ IN DIFFICOLTA’ NE HANNO DAVVERO BISOGNO URGENTE.

                                 

 RISTRUTTURAZIONE DEL LAVORO 

 

Sul sole c’è un bell’articolo di fondo che parla della necessità di avere un nuovo Di Vittorio al sindacato, che rompa gli schemi iper garantisti a favore delle vecchie generazioni e che renda possibile creare nuovo lavoro per quelle nuove.

Si deve obiettare che la generazione del baby boom non è privilegiata per il semplice motivo che sarà la prima ad andare in pensione a 65 anni dopo che in genere ha cominciato a lavorare presto, prima dei 20 anni, ma non è questa la riflessione più importante.

Perché invece non pensare ad un altro Olivetti , ad un altro Gianni Agnelli, un altro Enzo Ferrari, un altro Conte Agusta, o un altro Raul Gardini eccetera eccetera.

Dove sono gli imprenditori che si gettano anima e corpo con tutte le loro risorse, rischiando tutto per dare all’Italia un sistema industriale importante e moderno ?

Cosa fa il governo nazional dem. di Renzi per proteggere i buoni costumi dell’economia civile nel nostro paese?

Quando si ascolta la radio e la TV si sente sempre solo tele leopolda che reclamizza le virtù del Jobs act e delle grandi riforme, ma in realtà si sta mettendo in gioco, attraverso il consolidamento della decontribuzione fiscale , lo stasto sociale con le pensioni, il servizio sanitario ed i servizi che dipendono dai comuni e dalle regioni.

Anche sulla scuola si parla solo di riforme , ma i tanto sbandierati investimenti della buona scuola sono meno di un quinto di quello che a suo tempo venne tagliato dalla coppia Gelmini-Tremonti.

Perciò  propongo un sistema di

“CERTIFICAZIONE DI QUALITA’ SOSTENIBILE“

che consenta all’ Unione europea di applicare delle tariffe doganali sui prodotti di aziende che non rispettano l’ambiente e la dignità dei lavoratori perché sfruttano i minori e le donne, non danno il riposo settimanale e le ferie, inquinano senza regole. Sarebbe un primo passo per superare l’assioma ideologico neo liberista secondo cui il commercio internazionale non deve conoscere regole.

In ogni caso non  qualsiasi governo che abbia a cuore il proprio paese deve agire per proteggere il sistema economico interno dall’ aggressione di una concorrenza sleale che dopo aver smantellato un quarto dell’industria adesso , attraverso i tagli, ci costringe a smantellare anche il sistema di sicurezza sociale dello stato distruggendo così il capitale umano ed il tessuto sociale su cui si basa lo stesso mercato competitivo

 

Revolution

ALCUNE IDEE RIVOLUZIONARIE

 

Il nodo dello scambio basato esclusivamente sulla moneta si  intreccia  con un altro nodo , quello della proprietà privata dei mezzi di produzione che si tramanda da una generazione all’altra, ed entrambi formano il vero nodo gordiano indissolubile che lega al giogo del declino ,paradossalmente, il destino di economie arretrate insieme a quello di sistemi economici maturi , entrambi incapaci di generare e di rigenerare una classe imprenditoriale all’ altezza dei compiti e disposta a sacrificare i privilegi a vantaggio della comunità identitaria.


Il nodo della successione nella conduzione di imprese grandi e piccole deve porre il problema di nuove regole che possano imporre limiti al diritto di proprietà quando esso si innesca sull’ attività d’impresa: servono norme più articolate sulla successione, che vincolino gli eredi a dimostrare di sapere e di volere agire con la necessaria capacità imprenditoriale anche a vantaggio della società in cui operano , pechè altrimenti si potrebbe spesso arrivare allo smantellamento della produzione o per l' incapacità di reggere alla concorrenza, o a causa del trasferimento dell'azienda a vantaggio di soggetti che difendono per lo più interessi antagonisti sia sul piano della competizione di mercato, che su quello degli interessi  delle comunità in cui l'impresa opera.

 

A questo si deve aggiungere che sostenere lo stato sociale nella situazione attuale richiede la capacità di trovare il modo di dare da un lato ossigeno all’impresa locale e dall’altro di riuscire a tassare gli extraprofitti.

Questi ultimi ,infatti , rappresentano un costo sempre più insostenibile per le economie più deboli, in quanto non  remunerano l'attività dell’imprenditore nell'azienda , ma premiano soggetti che sempre più spesso sono lontani dal buisness legato alla produzione , il che rende inaffidabile l'impegno in termini di investimenti e di remunerazione del lavoro a sostegno dei consumi.

Sostenere la produzione ed il lavoro è una mission della politica economica sociale che deve mettere ai margini il capitale, a partire dagli speculatori che per massimizzare i profitti delocalizzano anche le risorse finanziarie che sono indispensabili per far continuare o rinnovare l'azienda, senza contare che spesso si tratta di cattiva speculazione che non esita a spingere i risparmiatori nel baratro delle bolle speculative.

 

 Una risposta al problema delle risorse finanziarie non autarchica, ma nemmeno globalista , può essere quella di formalizzare forme societarie nuove dedicate alle PMI , parallelamente alla creazione di  borse locali  che consentano sia agli enti pubblici di una certa dimensione, sia alle PMI stesse ed agli istituti di credito presenti nel territorio di operare scambiando proprie obbligazioni ed azioni, attraverso la quotazione di nuovi titoli privati e pubblici, su nuovi mercati mobiliari regionali: si tratterebbe di ricostruire una rete di Borse locali.

 

Un’altra emergenza drammatica a cui far fronte con tempestività è quella dei prestiti con tassi vicini alla soglia di usura: chiunque sia vittima di questi mutui insostenibili, sia una famiglia o un’impresa, deve poter accedere ad un prestito sostitutivo della Cassa depositi e prestiti o di associazioni di banche che permettano di rinegoziare gli interessi a tassi più bassi.

    

Si devono difendere i costumi di civilta’ sociale che sono il punto di arrivo di mediazioni sofferte nel corso di secoli.  il rischio da evitare e’ pero’ quello di cadere nella trappola mortale del mercantilismo, autentico ferro vecchio della delle teorie economiche ,che ci spinge ad essere in conflitto gli uni contro gli altri  armati, perche’ attraverso il protezionismo genera un’escalation di azioni e reazioni nazionali ed internazionali.

I buoni costumi della tutela della dignita’ del lavoro e della difesa della natura, dal punto di vista economico altro non sono che la “moneta buona” che rischia ad ogni passo di essere cacciata dalla  “moneta cattiva” delle pratiche produttive e commerciali senza regole.

nella tradizione civile inglese  e’ la consuetudine , radicata nella popolazione, che riesce a far prevalere principi e valori a dispetto della volonta’ prevaricatrice dei tiranni; nella cultura di derivazione latin invece,  anche e soprattutto in quella popolare, e’ la legge scritta a fare da baluardo contro le prevaricazioni dei prepotenti. 

Quello che mette in crisi sul piano dei rapporti economici entrambi questi orientamenti culturali e sociali e’ l’invasione aliena delle produzioni globali, che si moltiplicano grazie alla crescita con progressione geometrica di una sorta di delocalizzazione di incalcolabili risorse finanziarie.

 la creazione di ingenti riserve nei fondi della finanza globale genera forze imprevedibili ed incontenibili che da un lato sottraggono risorse alle economie da cui questi extra profitti provengono, dall’altro producono la capacita’ di esercitare pressioni politiche che condizionano in modo incontenibile tutti i centri di potere industriali, politici e bancari.

In questo contesto quello che puo’ farci uscire dall’impasse non e’ ne’ il protezionismo ne’ l’autoreferenzialita’, ma e’  paradossalmente proprio l’utopia che abbiamo abbandonato con la distruzione delle cosidette ideologie.

L’utopia e’ pericolosa se perseguita con radicalismo ed integralismo, ma e’ anche la bussola che  puo’ indicarci la direzione da seguire.  mi riferisco a quello che e’ stato riassunto nello slogan “lavorare meno lavorare tutti” e che meno banalmente significa dare la precedenza alle necessita’ della produzione e del consumo sostenibili rispetto alle pretese dell’accumulazione del capitale: questo significa da un lato accantonare le risorse per rigenerare continuamente la capacita’ produttiva rinnovandola , dall’altro distribuire la ricchezza in modo da dare dignita’ al lavoro ed impulso alla domanda.

 Si tratta di applicare i principi costituzionali della funzione sociale dell’iniziativa economica e di progressivita’ nell’imposizione fiscale , che non deve conoscere eccezioni ne’ a favore degli armatori, ne’ a favore dei costruttori di automobili, ne’ tantomeno a favore di chi commercia on line con sede virtuale in paradisi fiscali. gli sconti si possono e si debbono fare, anche in proporzione ingente, a chi investe la maggior parte degli extraprofitti nel territorio ove queste ricchezze sono state prodotte.

Tutto questo puo’ essere realizzato da un potere politico democratico che sappia governare il sistema economico senza subire le pressioni di portatori d’interessi alieni, utilizzando la leva fiscale per favorire gli investimenti ed una politica dei dazi selettiva verso le aziende, per avvantaggiare quelle che rispettano la dignita’ del lavoro e la difesa dell’ambiente.

 

Lega dei democratici

 

 

 

 

L'art 120 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea stabilisce che

"Gli Stati membri attuano la loro politica economica allo scopo di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'Unione definiti all'articolo 3 del trattato sull'Unione europea"

L'art 3 del trattato sull'Unione Europea in ambito di politica economica stabilisce che

"..(L'Unione)  Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato
su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale,.."

 

A proposito d'incremento del reddito , il più geniale economista che si sia occupato di recessione di un'economia capitalista - J.M.Keynes - ha scritto tra l'altro  che

"..il potere d'acquisto aggregato di un paese può essere aumentato solamente 1) con un incremento di spesa della comunità finanziata con prestiti 2) con il miglioramento della bilancia commerciale , in modo tale che un'ampia proporzione della spesa corrente si trasformi nuovamente in reddito nelle mani dei produttori interni.  

C'è comunque una grande differenza tra i due metodi , poichè soltanto il primo è valido per il mondo nel suo insieme. Il secondo significa semplicemente che un paese sta assorbendo occupazione e potere d'acquisto a spese del resto del mondo.."

 

Tutto questo spinge a considerare come un "boia" dello sviluppo e della crescita  chi propone tagli anche alle spese per investimenti e per erogare servizi pubblici che incrementano il valore del reddito, in periodi di grave recessione e stagnazione, nella maggior parte dei paesi.

E' urgentissimo invece avviare dei massicci programmi di prestiti per investimenti pubblici selettivi sia dal punto di vista della qualità che da quello della destinazione geografica. Gli investimenti ed i prestiti , anche sotto forma di agevolazioni fiscali per nuovi investimenti privati, devono mirare a salvare i distretti e le aziende delle aree soggette a declino, cioè quelle dove si sta sedimentando un equilibrio di sottocupazione che logora le risorse umane e produttive.

Oggi lasciar fallire un'azienda o un distretto produttivo non significa più lasciare che nuove aziende più efficienti sostituiscano quelle obsolete, perchè le produzioni che si perdono verranno sostituite da produttori esterni, probabilmente extreuropei.

Allora mutatis mutandi 

siccome il così detto patto di stabilità non ha l’autorevolezza di un trattato, e siccome il Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'unione economica e monetaria dal quale il patto di stabilità trae legittimazione all’art 2 co 3 stabilisce che

 

Il presente trattato si applica nella misura in cui è compatibile con i trattati su cui si fonda l'Unione europea e con il diritto dell'Unione europea...  

 

 Il patto di stabilità non solo va ridiscusso alla luce del sole , ma va proprio sospeso sine die-

 

 

 

ITALICUM     O    PORCELLINUM ?



Una legge elettorale che funzioni bene non può prescindere dalla coerenza con i principi costituzionali e democratici, così come un comportamento mite ed educato è propedeutico al rispetto delle regole, anche di quelle dello Stato.


Se è vero che la negazione del diritto a scegliere i propri candidati non è coerente con il principio della rappresentanza,


se è vero che una barriera d’ingresso elevata impedisce la rappresentanza di quote anche importanti di elettori,


se è vero che il premio di maggioranza non permette di avere un voto uguale perchè aumenta il peso del voto di chi ottiene il premio,


se è vero tutto questo allora è vero anche che la nuova legge elettorale  è poco democratica e sostanzialmente incostituzionale.


Allora come cittadino elettore sostenitore della Costituzione e della democrazia propongo che la nuova legge elettorale, così simile a quella che l’ha preceduta, ne erediti anche il nome, almeno in parte.

Da dove viene il premio di maggioranza ?


DA DOVE VIENE IL PREMIO DI MAGGIORANZA ?



L’Italia è probabilmente il primo ed il principale paese con tale sistema elettorale, che fa governare senza interferenze di minoranze i Comuni, le Regioni e da qualche lustro anche il paese.


Il premio di maggioranza è stato recentemente dichiarato incostituzionale dalla sentenza della Corte Costituzionale con Sentenza  1/2014 poiché:


.. “comprometterebbe poi l’eguaglianza del voto e cioè la «parità di condizione dei cittadini nel momento in cui il voto viene espresso», in violazione dell’art. 48, secondo comma, Cost., tenuto conto che la distorsione provocata dalla predetta attribuzione del premio costituirebbe non già un mero inconveniente di fatto, ma il risultato di un meccanismo irrazionale poiché normativamente programmato per tale esito.” .. Cioè in sostanza secondo la Corte Costituzionale il premio di maggioranza viola il principio secondo cui il voto dev’ essere uguale, perché ciascun voto deve avere lo stesso peso nelle elezioni.


Visto che però la maggior parte dei politici non demorde e vuole riproporre una legge elettorale con il premio di maggioranza, mi chiedo cosa ci ha dato fino ad oggi questo meccanismo.


Esso fu introdotto da un Ministro di Mussolini di nome Giacomo Acerbo, che permise con questo espediente di dare al Partito Nazionale Fascista i 2/3 dei voti nelle elezioni del 1924, quelle che nelle intenzioni del Re e dei moderati dovevano servire a utilizzare Mussolini ed i fascisti per far pulizia di comunisti e socialisti. Solo che poi Mussolini non se ne andò come speravano i moderati e finì che si votò anche per la trasformazione della Camera dei Deputati in Camera dei Fasci e delle Corporazioni.


Fino a qui le origini storiche non esattamente “ nobili “ per chi si dichiara democratico.


Poi ancora il premio di maggioranza è di nuovo introdotto per stabilizzare  le Giunte regionali e comunali, con i risultati di buon governo locale che sono ormai evidenti in termini di costi, di tasse , di disservizi e di corruzione, perché il premio ha blindato le maggioranze ed ha annullato qualsiasi dialettica politica nei Consigli, impedendo evidentemente alle minoranze di svolgere la loro essenziale funzione di controllo sulla maggioranza.


Infine esso è stato voluto dalla Lega Nord nella legge elettorale nazionale con l’intento malcelato di generare scollamento tra una classe politica chiusa nel suo mondo e gli elettori, portando   evidentemente acqua verso la causa della seccessione.


Ma evidentemente tutto questo non basta ai politici “talpa” che hanno ottime ragioni per temere i gufi.


       Democratici unitevi !

Il premio di maggioranza rappresenta una forzatura del principio dell'uguaglianza del voto diversa dal maggioritario: con il maggioritario è l'elettore che decide se rischiare di disperdere il voto, scegliendo un partito minoritario, col premio di maggioranza viene imposta dall'alto la dittatura di chi ha avuto la maggioranza relativa.

Chi è nato e cresciuto politicamente all'ombra del premio di maggioranza non si accorge neanche della propria arroganza e presunzione